Tecniche di esposizione. Walter Benjamin e la riproduzione dell’opera d’arte

Tecniche di esposizione. Walter Benjamin e la riproduzione dell’opera d’arte - di

Giovedì 23 marzo

ore 18.30 presso Esc Atelier (via dei Volsci 159)

Presentazione di

Tecniche di esposizione. Walter Benjamin e la riproduzione dell’opera d’arte

a cura di Marina Montanelli e Massimo Palma

(Quodlibet Studio)

ne discutono con i curatori

Paolo Virno e Paolo Godani

Da sempre lo scritto più citato di Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica ha avuto al tempo stesso una storia editoriale complessa e travagliata, tra censure, continue riscritture e, infine, i ritrovamenti delle differenti stesure avvenuti nel corso degli ultimi decenni. Oggi disponiamo di un’immagine nuova, maggiormente articolata del testo, come di un vero e proprio work in progress mai conclusosi. Terreno fertile del confronto interdisciplinare tra filosofia e altri approcci – sociologici, mediologici, storico-artistici, antropologici –, nell’era della spettacolarizzazione della politica, della capillare diffusione e manipolabilità delle immagini in rete, della trasformazione radicale delle attitudini percettive, questo saggio non smette di offrire chiavi di lettura sorprendenti della contemporaneità.

L’Associazione Italiana Walter Benjamin (AWB), prendendo spunto dalla nuova edizione critica del saggio uscita in Germania, ha dedicato un ciclo di seminari a tale testo tanto celebre quanto controverso. Gli studiosi intervenuti hanno guardato all’intera officina di lavoro di Benjamin, per affrontarne da prospettive diverse i nodi teorici: la caduta dell’aura, la dialettica tra valore espositivo e valore cultuale dell’opera d’arte, il ruolo della tecnica, l’enigmatica e profetica diade politicizzazione dell’arte/estetizzazione della politica.

Il volume è arricchito inoltre dalla traduzione italiana della prima stesura dell’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, sinora inedita, risalente al settembre 1935.

Leggi la recensione di Paolo Godani su “Le parole e le cose”