2010 – Cosa può un corpo? Figure della corporeità nel contemporaneo

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L’interesse per il tema del corpo e la sua inesauribilità sono, forse, direttamente proporzionali. Come ricorda Deleuze, lettore “al microscopio” di Spinoza, si tratta di seguire il corpo, di scoprirne le potenzialità, di esprimere «l’ignoto del corpo». Al di qua di una presunta aura misterica che circonderebbe il corpo, indagare questo ignoto vorrebbe dire, attraverso il corpo, fare la prova dei limiti delle conoscenze, del corpo stesso ma soprattutto della nostra capacità di apprendere con il corpo.
Insomma – prima difficoltà, prima sfida – il tema del corpo sarà interessante proprio per la sua resistenza alla tematizzazione? Resistenza, che non significa un’impossibilità conoscitiva, ma richiesta di “seguire” il corpo in formazione, crescita e aggiornamento.
L’ultima, o la prima, parola sul corpo, non sarà allora tanto un’indicibile essenza del corpo, ma l’esigenza di un differente approccio conoscitivo.
Dovremmo chiederci allora come sia possibile incrociare quegli avvenimenti che attraversano il corpo, avvenimenti di un corpo che è sempre il nostro. Dovremmo, cioè, cominciare a domandare di quali strumenti abbiamo bisogno per accedere a quella «cassetta degli attrezzi» che è sempre a nostra disposizione. Qualcosa che non può essere oggetto di una conoscenza specifica, che non ci riesce di tematizzare definitivamente, in altri termini: qualcosa di irrappresentabile, non invalida le conoscenze che lo riguardano, ma le costringe a mescolarsi, a contaminarsi.
Eppure ogni scienza sembra, almeno apparentemente, sapere benissimo che cosa sia un corpo. La medicina saprebbe dirlo, lo stesso la biologia, l’economia, l’architettura, la fisica delle particelle, per non parlare dell’ingegneria genetica o della chirurgia plastica; ognuna sembra avere, cioè sapere, il “proprio” corpo. Una “proprietà” ottenuta al prezzo di fare del corpo un tema, di cominciare a dire qualcosa che riguarda il corpo, di conoscerlo. Un prezzo che, come ricorda Nietzsche, la filosofia, anche se raramente se ne è assunta la responsabilità, ha sempre pagato volentieri, se fino ad oggi è stata «principalmente soltanto una spiegazione del corpo e un fraintendimento del corpo».
Ma forse su una cosa le scienze sono d’accordo: è dal corpo, dai corpi che si comincia. Il corpo come incipit, inizio a suo modo assoluto, dei saperi, ossia delle teorie e delle pratiche.
Al tempo stesso presupposto e, in diversi sensi, finalità delle scienze, il corpo non si presenta come oggetto docile, ma come soggetto opaco, ostinata resistenza e, nonostante una certa retorica sulle condizioni materiali di vita, nonostante una certastoria, immediata indipendenza dal sapere e dal potere. Seconda difficoltà, o seconda sfida: che il corpo resista alla tematizzazione, che non possa essere oggetto di una conoscenza specifica, significa innanzitutto che ci sono corpi differenti! Di quale corpo si tratta? Se non è possibile un sapere specifico sul corpo – e oggi nessuna scienza si sognerebbe più di rivendicare per sé questo privilegio – sarà forse possibile una conoscenza immediata? Neanche questo è ammesso nelle scienze, nessun privilegio; ma bisogna pure cominciare.
Il corpo di cui tratta Deleuze riferendosi a Spinoza non è un corpo qualsiasi, ma il corpo vivo, un corpo innanzitutto animale, un corpo-carne. Ma non si tratta soltanto di questo – né per Spinoza, né per Nietzsche, e in fin dei conti neanche per Deleuze – perché tra tutti corpi vivi, o animati, ce n’è uno in particolare che ci interessa (da cui siamo interessati!), ma, di nuovo, non in grazia di un qualche privilegio, ma perché è proprio lì che si svolge il fraintendimento, è lì che possiamo sapere di quel «fraintendimento», nel corpo che dovremmo conoscere in maniera più approfondita, di cui dovremmo avere le nozioni più certe, dal momento che dovrebbe essere il “nostro” corpo, dal momento che è innanzitutto, per cominciare, “seguendo” il corpo umano che facciamo esperienza dell’«ignoto del corpo» di cui parla Deleuze.
Terza difficoltà-sfida: strumenti di conoscenza, mezzi di indagine. È probabile che il maggior ostacolo nell’affrontare il tema del corpo venga proprio da questa situazione paradossale: dovremmo sapere di cosa parliamo, dovremmo “conoscerci”. E se questo “paradosso” fosse il tema proposto dal corpo?
Il fraintendimento, l’accanirsi sul corpo, accanimento trasversale che incrocia le questioni di genere, la politica spettacolarizzata, la medicalizzazione totale, il razzismo – insomma, tutto ciò che ci suggerisce di una biopolitica, denuncia innanzitutto il protagonismo dei corpi, spesso scomodo per la gestione liscia del potere e per l’esercizio garantito e continuo del comando. Protagonismo che, a patto di ridefinire i termini dei confini del corpo, rivela un concentrato di ambiguità nei corpi messi a profitto, appigli sicuri in cui individuare meccanismi possibili di sfruttamento, ma al tempo stesso centri indipendenti dell’espressione di potenza produttiva. Una condizione ambigua che le scienze tutte, colte di sorpresa a funambolare sull’ignoto del corpo, dovrebbero aiutarci ad approfondire.
E se per cogliere l’ignoto di questo corpo opaco, imprendibile, resistente occorresse muoversi anche oltre le scienze stesse? Se il cinema, la letteratura, la musica, riuscissero a loro modo a dire ancora altro, forse di più, sul corpo? In questo VI ciclo seminariale della LUM proveremo a percorrere queste nuove strade, che insieme ci aiuteranno ad indagare, più che l’essenza del corpo, la potenza che una molteplicità di corpi riesce ad esprimere: nel conflitto, nella fuga dai dispositivi di controllo, nella ricombinazione con il silicio, le medicine e i social network.
Infine, ma non alla fine: perché il corpo? Perché questo e non altro, piuttosto? Perché quest’aggregato complesso, mai individualizzabile, fatto di un confine biologico poroso, la pelle, filtro che insieme divide, nella singolarità, dagli altri, e che unisce il sé con altri, nel contatto, nell’erotica, come nella politica? Una questione di ontologia dell’attualità, si dirà. Capacità non solo analitica del presente, ma piuttosto attiva nel presente; necessità di individuare cortocircuiti, ambiguità, contraddizioni nella realtà, per produrre degli elementi di opposizione, per individuare gli snodi in cui la capacità prensile dei meccanismi di potere si allenta e diventa più fragile.
Se biopolitica, per riprendere il noto passaggio foucaultiano, è disciplina del corpo e amministrazione della vita, probabilmente mai come ora questo neologismo diventa tremendamente concreto, applicazione direttamente pratica. Sesso e potere, vita e morte, diventano problemi all’ordine del giorno. La differenziazione tra i corpi, mai neutrale, quasi sempre crudele, passa allora nella distinzione tra visibilità e invisibilità. In alcuni casi questi corpi, quelli delle puttane, degli immigrati, diventano, mera carne –in senso deteriore- da sfruttare, reprimere, nascondere (la puttana non deve essere visibile per strada!); in altri il corpo è strumento di ostentazione ipocrita del potere. Dicotomia e selezione da cui genericamente non si sfugge, a meno che quei corpi invisibili non decidano di emergere e ribellarsi, assumendo così una visibilità rischiosa per il potere. Probabilmente in pochi sapevano dell’esistenza degli immigrati di Rosarno, prima della rivolta.
Infine parlare di biopolitica, setacciando però l’esperienza concreta, significa essere in grado di connettere continuamente corpo e produzione, individuano quali siano le forme di sfruttamento, la composizione delle forze produttive e la nuova divisione del lavoro. Quando si parla e s’insiste sul dato immateriale della produzione, sul linguaggio, cura ed affetti, il riferimento è chiaramente a capacità incarnate. La produzione tanto più è immateriale quanto più investe il corpo in tutti i suoi aspetti, andando oltre la mera abilità o prestazione fisica singola. Solo in questi termini si può parlare di una politica del corpo e della vita, pena l’incapacità di individuare i punti di congestione degli ingranaggi tradizionali, di resistenza, di trasformazione. Come dire che anche quest’anno durante la LUM, attraverso il corpo, la letteratura, il cinema, l’arte, in una parola, il sapere del corpo, l’orizzonte non eludibile del discorso, sarà quello della politica e dell’organizzazione, della singolarità e della vita.
PROGRAMMA
Vittima [vulnerabilità, precarietà, violenza] – Augusto Illuminati
Linguaggio [il corpo delle parole, prassi, performatività] – Paolo Virno
Lavoro [cura e affetti messi al lavoro, ammortamento del corpo, modello antropogenetico] – Christian Marazzi
Cyborg [rete, comunicazione, protesi] – Tiziana Terranova
Riproduzione [vita, maternità, tecnica] – Barbara Duden
Merce [esposizione, oggetto, apparenza] – Paolo Vinci
Differenza [relazione, sessualità] – Federica Giardini
Cervello [neuroscienze, riduzionismo, macchine] – Anna Borghi
Solitudine [isolamento, socialità, comune] – Judith Revel
Politica [biopolitica, mostro] – Toni Negri
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One Response

  1. Ruksis780
    Ruksis780 22 maggio 2016 at 12:01 pm ·

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    ruksis 103

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