2008 – Le Passioni della metropoli

passioni-Low-fronteIl rapporto tra passioni e teoria politica è indubbiamente elemento costitutivo del Moderno. Le pagine di Hobbes e poi di Spinoza con grandezza impareggiabile definiscono questo nesso, interrogadolo da prospettive opposte. Il primo vede nella paura una passione razionale, costituente, la passione che sola può fondare la sovranità statale e segnarne la potenza e l’imprescindibilità. Il secondo pensa alla costituzione del politico a partire dalla libertà e ritiene che il politico debba rendere liberi dalla paura. Nel secondo caso l’amore prevale sulla paura, la forza e la combinazione sulla privazione della legge. Due esempi che all’origine del Moderno definiscono in modo radicale il rapporto tra passioni e prassi, tra natura umana e sovranità.
Con la fine del Moderno il tema delle passioni ha trovato nuova attenzione. Di fronte al collasso del paradigma politico della sovranità e del contrattualismo, l’indagine di molte discipline si è mossa sempre più di frequente sullo strato di roccia emotivo e passionale che fa da premessa e qualifica forme di vita e relazioni sociali. Buona parte della migliore sociologia contemporanea ha fatto del tema delle passioni uno dei temi di ricerca per eccellenza: da Luhmann a Giddens, da Bauman a Beck. Altrettanto hanno fatto parte delle scienze cognitive, almeno quelle non riduzionistiche, la psicologia e la filosofia del linguaggio più accorta. Impacciata se non refrattaria, invece, la teoria politica che, nello sforzo di rilanciare oltre tempo massimo lo sforzo contrattualista (da Rawls ad Habermas), ha scelto quell’atteggiamento derisorio stigmatizzato da Spinoza nella prefazione alla parte terza dell’Etica. E anche quando il linguaggio e la comunicazione sono entrate prepotentemente nella sfera della politica, lo hanno fatto a scapito della qualità etica, corporea e relazionale che li riguarda.
Un vuoto della teoria politica oppure un vuoto della prassi. Mentre, infatti, l’illusione neocontrattualista riempie la buona educazione dell’accademia le passioni divengono terreno strategico per la costituzione del consenso. Se il contratto portava con se l’idea di rappresentanza e la perimetrazione del campo emotivo, la politica senza rappresentanza esercita presa diretta sui sentimenti o, assai più spesso, si dedica a produrne di nuovi. Proprio l’esaurimento del paradigma contrattuale impegna la sovranità su un terreno sempre più complesso, immanente, duale, indisgiungibile dal terreno delle passioni. Ne sono, in negativo, testimonianza diretta gli integralismi a confronto che si sono trovati ad agire al termine della transizione post-moderna, il bushismo primo fra tutti. Evidenza positiva di questo nuovo scenario il movimento globale che da Seattle a Genova ha iniziato un cammino che, con forme, forza e dislocazioni differenti, non accenna a sopirsi. L’accordo sovrano ha sempre più bisogno della guerra per poter sopravvivere, mentre la spinta sovversiva non vive al di fuori di una concreta proposta costituente.
Nello stesso tempo, immergendoci nell’esperienza produttiva, è la qualità della forza lavoro contemporanea che sempre più offre pieno risalto al tema delle passioni. Laddove la produzione diviene sempre di più produzione di soggettività, linguaggio e affetti sono le risorse principali dell’accumulazione capitalistica. La fabbrica loquace è in primo luogo una fabbrica dove la relazione e le istanze etiche assumono massimo rilievo. È la metropoli stessa, infatti, il luogo dove si realizza la cooperazione produttiva e si estrae plusvalore: le forme di vita metropolitane, con le passioni e i sentimenti che più le riguardano, fanno tutt’uno con la scena produttiva, ne articolano il terreno, i tempi, la qualità. La macchina politica di produzione di consenso è in primo luogo la macchina produttiva che definisce i bacini metropoliani. Urbanisti e sociologi non ingenui sanno bene che conoscere la metropoli significa conoscerne le striature passionali che la percorrono, che ne modulano le resistenze, la velocità, le esplosioni, i punti d’attrito.
Dunque le passioni sono un tema che ci portano con forza oltre il Moderno, che ci fanno interrogare la sua crisi e la sua agonia. Altrettanto, però, ci sembra che le passioni siano tema utile per considerare finita la transizione, per cominciare a guardare con pienezza a quel nuovo campo ontologico che definiamo contemporaneità. È questa nuova scena che segna irreversibilmente disgregandoli e dislocandoli i tre elementi costitutivi del moderno: la valorizzazione capitalistica, la sovranità statale, il concetto di individuo. Se in merito ai primi due temi lo sforzo teorico e la prassi pubblica si sono appuntati con attenzione negli ultimi anni, ci sembra che meno sia stato fatto sul tema dell’individuo. La questione delle passioni in questo senso ci aiuta a tratteggiare ciò che rompe la costellazione teorica dell’individualismo moderno: la singolarità.
Cos’è, infatti, propriamente una passione? Riteniamo che una passione sia ciò che accade tra le singolarità, ciò che ne rende possibile la costituzione, ciò che determina le tensioni comuni dei corpi. Singolare, ovvero non individuale, nè soggettivo. Singolare, ovvero il punto d’arrivo di una combinazione, di un concatenamento, di una prassi pubblica e cooperativa sempre più intensa ed epistemicamente qualificata. Le passioni ci aiutano a prendere congedo in termini pieni dal concetto di interiorità e di privatezza, sono radicalmente comuni, procedono per contagio, come un’epidemia. Si tratta, dunque, di materiale utile per far saltare il conuseto rapporto tra individuale e collettivo e per proporre, piuttosto, la qualità del rapporto tra singolare e comune. Un modo non nostalgico, nè tantomeno leggero di ripensare o di pensare assieme la teoria e la prassi politica nella e della metropoli.
Il seminario che prende avvio con la lezione introduttiva di Paolo Virno e Sandro Chignola venerdì 25 gennaio tenterà di riprendere il tema delle passioni, con la tensione teorica fin qui tratteggiata, e di metterlo alla prova del presente. Le passioni della metropoli saranno indagate attraverso il loro carattere ambivalente, il loro statuto di modulazioni variabili. Relatori del seminario che affronterà di volta in volta una passione differente saranno: Agostino Petrillo (Spaesamento), Augusto Illuminati (Angoscia), Marco Bascetta (Cattiva coscienza/risentimento), Stefania Consigliere (Piacere/dolore), Antonio Negri (Odio), Giorgio Agamben (Amicizia), Marco Mazzeo (Malinconia), Alessandro Pandolfi (Paranoia). Ancora Paolo Virno, oltre all’introduzione, sarà relatore della giornata che avrà per tema Amore.
Programma
Intro – Passioni, natura umana e teoria politica Paolo Virno e Sandro Chignola
Spaesamento Agostino Petrillo
Angoscia Augusto Illuminati
Cattiva coscienza/risentimento Marco Bascetta
Piacere/dolore Stefania Consigliere
Amore Paolo Virno
Odio Toni Negri
Malinconia Marco Mazzeo
Paranoia Alessandro Pandolfi

 

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