Ad Altezza Uomo. Recensione a Tutte le Poesie di Franco Fortini

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Di Franco Fortini è stato recentemente pubblicato da Mondadori Tutte le poesie, raccolte per la prima volta in un solo volume, a cura di Luca Lenzini. Dal libro d’esordio del 1946, Foglio di via, a Composita solvantur del 1994, la produzione poetica di Franco Fortini, compresa l’appendice di Versi primi e distanti con i testi composti tra il 1937 e il 1957 – attraversa oltre cinquant’anni di scrittura.  Ne risulta una lettura allo stesso tempo facile e difficile. Facile per chi non ha vissuto certe passioni, certe tensioni politiche –fino in fondo politiche, del Novecento. Leggerle, farle passare attraverso il setaccio del verso scritto, ha quasi il senso di alleviare la matassa della storia. Difficile, allo stesso tempo, perché il Fortini poeta riprende un’insistenza, una dimensione temporale affrontata in modo duro e così netto che le nuove generazioni di lettori vengono prese a cazzotti, urtate con violenza, con quella violenza che il verso anticamente possiede. La sensazione di essere in sala per un cinema classico che, oggi, la produzione consiglierebbe solo a un pubblico maggiorenne –e pagante.
Una raccolta inattuale, questa, per chi è stato abituato a pensare di Fortini il saggista cocciuto de Il Manifesto, o il traduttore generoso di Brecht e di Goethe. Una raccolta inattuale come non mai, e non di meno oggi urgente. La si afferra immediatamente, questa strana urgenza che brucia in maniera decisa e testarda, quando si leggono versi dalla posizione scomoda di un comunista nel trambusto della storia. Fortini usa il verso per rimanere ‘facilmente’ inafferrabile, ne impara quella critica di cui si prenderanno appunti per assemblee di movimento.
L’esperienza personale è un fatto politico, una narrazione che passa per avvicendamenti, irrimediabilmente. Non vi è alternativa, ci conferma Fortini, al pensarsi se non nel tempo storico. Il racconto autobiografico passa per la mischia di esperienze collettive che trovano nella poesia la propria onesta prova. In questo modo la composizione poetica diventa racconto collettivo, l’esercizio di una lingua, per così dire, estesa: Fortini fa dell’Italiano una grammatica non italiana che –questo il dono del traduttore, è capace di essere strumento per conoscere.
Una raccolta, questa curata da Lenzini, i cui rischi tuttavia il lettore deve saper evitare. Il volume, infatti, è una successione che si presenta comodamente irreparabile, ordinata cronologicamente nell’invecchiare di Fortini che scrive. Un po’ troppo gratuito, tutto ciò un po’ troppo lineare. Di questo il lettore deve stare all’erta e, una volta letta, occorre rileggere nuovamente l’opera, questa volta come fosse suggerita da una tempesta che ne scompagina l’ordine. Mai così rischioso è stato raccogliere tutte le poesie di un autore: il finale di chi vuole sistemare lo scomodo poeta su un comodo scaffale della propria libreria di casa. Trovare un esito spericolato a Tutte le poesie di Franco Fortini, a vent’anni dalla sua morte, è il compito di chi questo libro lo deve usare, maneggiare, masticare per qualche tempo ancora.
Paolo Do