2013 – La rivoluzione che viene. Concetti marxisti messi alla prova del presente

Rivoluzione-che-viene_fronte_lowIl capitalismo annaspa, ma non morirà di morte naturale. Anzi, sta utilizzando questa crisi ‒ come ci ricorda a ogni piè sospinto il nuovo leader della “sinistra”, Mario Draghi ‒ per irrobustirsi, soprattutto in Europa. Altrettanto, da Atene a Roma, da Lisbona a Madrid, passando per tutte le città minori dei PIGS, ma anche per Berlino e le città del Nord, i movimenti giovanili e precari, in alcuni casi i sindacati, si stanno ribellando ai diktat della BCE e alle politiche del rigore.
Contro la “costituente neoliberale” della Merkel e della Bundesbank, di Monti e di Rajoy, le piazze tumultuose dell’autunno ci indicano l’affermazione di un’altra costituente, quella dei poveri, siano essi ceto medio declassato, studenti privi di futuro, disoccupati o soggetti espulsi dal mercato del lavoro.
Lungo il battito del conflitto, insiste pervicace la domanda: cosa significa pensare la trasformazione radicale nella scena contemporanea? I concetti praticamente elaborati dal marxismo rivoluzionario parlano ancora ai movimenti che si battono contro il capitalismo finanziario e la sua crisi? Quali nomi comuni per leggere e organizzare l’anticapitalismo del nostro tempo?
Premesse del primo seminario della LUM dell’anno non-accademico del 2012-2013 sono: il seminario del 2007-2008 dedicato a Marx; quello del 2010-2011 sulla categoria politica del “tumulto”. Già con il Lessico marxiano, poi pubblicato per i titoli della Manifestolibri, provammo a mettere in tensione il presente – all’epoca la crisi doveva ancora divampare – con l’elaborazione teorica del rivoluzionario di Treviri. Si trattava, ma il lavoro da fare non si è certo esaurito con un seminario, di riscoprire, ancora una volta o per la prima volta, l’attualità di Marx. La discussione sul tumulto, invece, si è da subito mescolata con gli eventi dell’autunno del 2010 (le sommosse di Londra e di Roma) e la Primavera araba. Dire tumulto, significava e significa affidarsi ad una concetto pratico pre-moderno che precede, nella sua elaborazione machiavelliana, l’affermazione dello Stato-nazione. Uno sguardo al periodo storico e politico che anticipa la reductio ad unum della sovranità hobbesiana, alla ricerca di nomi in grado di dar conto di una conflittualità, quella contemporanea, che si muove nel campo vischioso della governamentalità neoliberale. Ancora: tumulto come rinnovata concettualizzazione del problema o dell’esperienza politica dell’Esodo.
L’approfondirsi della crisi capitalistica, l’inefficacia di tutti, nessuno escluso, i tentativi riformistici, la nuova«accumulazione originaria» che sta investendo con violenza l’Europa, in particolare quella del Sud, il declassamento della forza-lavoro qualificata, questo è lo scenario all’interno del quale ci muoviamo. Protagonisti dello scenario, altrettanto, sono i movimenti Occupy che si sono diffusi un po’ ovunque nel mondo, la permanente esplosione dei conflitti studenteschi, l’affermazione di nuovi movimenti operai, soprattutto in Cina e nell’Est-asiatico. Un arcipelago di lotte e di forme di insubordinazione che faticano, spesso, a costruire una lingua comune, ma che insistono nella ricerca di un’alternativa al capitalismo e alla sua crisi.
Non è inopportuno, in questo senso, pensare che l’istanza anticapitalista che anima i movimenti di questi ultimi anni interroghi, seppur in modo inedito, temi cari alla tradizione del marxismo rivoluzionario. E viceversa. Temi, occorre ricordarlo, incarnati e storicamente situati, trasformati in discorso teorico da rivoluzionari che hanno cambiato il corso del mondo. Lenin e Luxemburg, Gramsci e Lukács, sono solo alcuni degli autori con cui avviare un’interlocuzione critica, nella consapevolezza che saranno molte o quasi tutte le cose fatte, dette o scritte da questi rivoluzionari che non ci convincono più. Eppure il problema della trasformazione radicale nella scena contemporanea ‒ la scena in cui sembra valere di nuovo l’affermazione leniniana secondo cui una situazione propriamente rivoluzionaria si ha quando «gli “strati inferiori” non vogliono più vivere come prima, e [...] gli “strati superiori” non possono più vivere come prima» ‒ non può non misurarsi con la costellazione concettuale praticamente elaborata nell’epoca in cui la rivoluzione, per dirla con Lukács, era «attuale». Nomi comuni usati come reagenti chimici con i quali mettere in tensione le forme della prassi sovversiva contemporanea, per individuare meglio, anche di quest’ultima, limiti e virtù.
PROGRAMMA
[tutti gli incontri si svolgeranno, sempre alle ore 17, presso Esc, atelier autogestito – via dei Volsci 159]
7 dicembre
Egemonia – Fabio Frosini
25 gennaio
Democrazia consiliare/Libertà – Federica Giardini e Anna Simone
1 febbraio
Coscienza di classe – Marco Bascetta
8 febbraio
Estinzione dello Stato – Michele Surdi
22 febbraio
Avanguardia – Paolo Virno
22 marzo
Alienazione/Reificazione – Christian Marazzi
11 aprile
Autodeterminazione – Federico Rahola
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3 Responses

  1. bookofra-kostenlos.webs.com
    bookofra-kostenlos.webs.com 31 dicembre 2013 at 10:35 pm ·

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    2013 – La rivoluzione che viene. Concetti marxisti messi alla prova del presente

  2. book of ra deluxe
    book of ra deluxe 16 gennaio 2014 at 10:16 am ·

    book of ra deluxe

    2013 – La rivoluzione che viene. Concetti marxisti messi alla prova del presente

  3. Ruksis780
    Ruksis780 24 maggio 2016 at 1:39 am ·

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